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Visciolata

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Visciolata

Il vino di visciole, o visciolata, è un vino aromatizzato tipico delle Marche, si tratta di un prodotto già presente sulle tavole marchigiane del XV secolo e molto apprezzato dai nobili dell’epoca, come Federico da Montefeltro, il celebre Duca D’Urbino. 

La sua particolarità sta nell’aggiunta della visciola, una varietà di ciliegia selvatica dal sapore acidulo che cresce spontaneamente nelle zone dell’entroterra marchigiano che veniva aggiunta ai vini particolarmente robusti per donare loro morbidezza e una profumazione fruttata molto gradita dal gentil sesso, particolarità che ha fatto guadagnare a questo vino l’appellativo di “vino da corteggiamento”. 


Ma cosa sono le visciole? La visciola è il frutto di un albero chiamato prunus cerasus molto simile a una ciliegia, ma solo nell’aspetto. Questa pianta ha una storia antica, si narra che sia stato il generale romano Locullo a introdurla in Italia di ritorno dall’Asia Minore e a piantarla nei sui giardini. In Italia esistono tre tipi di prunus cerasus: l’amareno, il marasco e il visciolo. A differenza delle amarene, che hanno succo e polpa più chiari e un sapore leggermente acidulo, e delle marasche, che sono di dimensione molto piccola con frutti rosso scuro e sapore amaro, le visciole hanno un succo rosso intenso e un sapore moto più dolce, con un leggero retrogusto acidulo.


La visciolata può essere prodotta in due modi: fermentando nel mosto d’uva uno sciroppo a base di visciole e zucchero, oppure lasciando macerare le visciole nel vino assieme allo zucchero.


Lo sciroppo di visciole si ottiene lasciando questi frutti al sole assieme allo zucchero all’interno di damigiane di vetro, mescolandole giornalmente per circa 50 giorni fino a ottenere uno sciroppo che viene poi imbottigliato e risposto in un luogo fresco in attesa della vendemmia. Al momento della vendemmia lo sciroppo e le visciole vengono aggiunte al mosto lasciandole fermentare insieme e girandole frequentemente fino a inizio marzo. A questo punto il vino viene separato dai frutti e viene messo in piccole botti di legno a terminare la sua maturazione ed eventuale fermentazione, per poi essere filtrato e imbottigliato nel mese di settembre.


Per quanto riguarda la seconda lavorazione, le visciole vengono fatte fermentare insieme a zucchero e a del vino rosso Sangiovese, mescolandole ogni giorno per circa tre mesi. Al termine dei tre mesi il vino viene lasciato decantare per tutto il periodo invernale per poi essere filtrato e imbottigliato a fine febbraio.


Il suo sapore deciso e il suo gusto corposo lo rendono un perfetto vino da meditazione dolce e profumato da degustare in piccoli calici da soli o in compagnia non necessariamente accompagnandolo con del cibo, nonostante si sposi bene con biscotti secchi, crostate di frutta, cioccolato e formaggi stagionati. Può essere abbinato anche ai famosi cantuccini (di cui abbiamo parlato qualche articolo fa) sostituendolo al più classico Vin Santo. Un regalo senza dubbio gradito da degustare con il dessert e da donare ai padroni di casa che ospitano una cena. 

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  • Ilaria Giovanzana