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Verdicchio

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Verdicchio

Il verdicchio è un vitigno autoctono tipico del territorio marchigiano caratterizzato da una grande versatilità, può infatti essere utilizzato sia in purezza per produrre vini freschi e di pronta beva sia vini più strutturati e di notevole longevità che spumanti e vini passiti. Queste uve si coltivano da svariati secoli nel cuore della regione Marche, immersi tra i borghi e le colline anconetane e maceratesi. Stando a numerose fonti storiche, pare che il vino prodotto da questo vitigno risalga al VIII sec. a.C. e che fosse molto apprezzato anche dalle famiglie romane. La prima testimonianza scritta risale al 410 d.C. ma il termine Verdicchio troverà il suo primo utilizzo solo nel XVI secolo grazie al traduttore Mambrino Roseo da Fabriano che lo utilizza nella traduzione di un trattato di agricoltura redatto dallo spagnolo Gabriel Alonso de Herrera. L’origine del nome deriva dalla sfumatura verdolina presente in queste uve, caratteristica che viene mantenuta anche dal vino.

Le principali zone di produzione sono quella dei Castelli di Jesi nell’anconetano e quella di Matelica nel maceratese, entrambe contrassegnate dalla D.O.C. e dalla D.O.C.G.

In queste zone le condizioni climatiche e il terreno sono unici al mondo e sono presenti solo in questo territorio: i terreni sono limoso-argillosi e calcarei, poveri di sostanza organica ma con una buona quantità di potassio ideale per fornire all’uva aromi di particolare finezza. La buona esposizione e le fresche brezze marine garantiscono forti escursioni termiche tra giorno e notte consentendo agli acini di sviluppare la giusta acidità. Inoltre in questa zona, milioni di anni fa, era presente un lago salato con fondale sabbioso, argilloso-calcareo, ricco di ferro e magnesio che fornisce tutt’oggi nutrimento ai suoi vigneti. 

Il vitigno che viene utilizzato per la produzione di questo vino è il Verdicchio con un’eventuale aggiunta di altre uve bianche locali per un massimo del 15%. 

Vediamo nel dettaglio le D.O.C. e le D.O.C.G. del Verdicchio.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi 

La denominazione “Castelli di Jesi” deriva dal territorio di produzione che comprende 22 comuni detti storicamente “Castelli”, nome che fa riferimento alle fortificazioni presenti nella zona di Jesi. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi è una Denominazione di Origine Controllata (DOC) che comprende:

  • Verdicchio dei Castelli di Jesi 
  • Verdicchio dei Castelli di Jesi spumante 
  • Verdicchio dei Castelli di Jesi passito 
  • Verdicchio dei Castelli di Jesi classico 
  • Verdicchio dei Castelli di Jesi classico superiore

Tra le bottiglie esposte negli scaffali del supermercato o nella nostra enoteca di fiducia, è impossibile non riconoscere una bottiglia di Verdicchio dei Castelli di Jesi, questo perché ha una bottiglia esclusiva a forma di anfora disegnata negli anni ‘50 dall’architetto Maiocchi, con l’intento di valorizzare oltre al vino anche la bellezza e la sinuosità della regione Marche.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi è un vino che va bevuto giovane e che si conserva bene per due o tre anni, si presta anche particolarmente bene alla produzione di spumanti, ottimi per l’aperitivo. Oltre allo spumante, si produce il Verdicchio passito caratterizzato dal un profumo intenso e dal colore ambrato, tipicamente più abboccato che dolce, anche in versione muffato. Il passito deve avere almeno un anno di invecchiamento e una gradazione alcolica di 15°.

Il termine “Classico” viene utilizzato per distinguere il vino ottenuto dalle uve raccolte nella zona di produzione originaria e più antica. I comuni che ne fanno parte e che quindi possono vantare questa menzione sono quelli posti sulle vallate a ridosso del fiume Esino delimitate dalla linea che da Ostra- Arcevia scende a sud fino a Cupramontana- Apiro. Sempre in questa zona viene prodotto anche il Classico Superiore che ha un disciplinare di produzione più stringente e una gradazione alcolica più elevata rispetto al Classico.

Il Castelli di Jesi Verdicchio Riserva è invece una Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) che comprende:

  •  Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva 
  •  Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Classico

Il vino Riserva viene sottoposto a un periodo di invecchiamento di almeno 24 mesi di cui almeno 6 in bottiglia, grazie al quale acquisisce il suo colore giallo oro con riflessi verdolini e un profumo intenso fruttato e agrumato unito a note di miele. Il Classico Riserva ha bisogno di un periodo più breve, ovvero 18 mesi di invecchiamento di cui almeno 6 in bottiglia.

 

Il Verdicchio di Matelica

 

Il Verdicchio di Matelica è una Denominazione di Origine Controllata dal 1967, è stato il primo vino DOC delle Marche e comprende:

  • Verdicchio di Matelica 
  • Verdicchio di Matelica spumante 
  • Verdicchio di Matelica passito

 

Il Verdicchio di Matelica, così come quello dei Castelli di Jesi è un vino dalla pronta beva che si presta bene anche alla produzione di spumante e passito.

Il Verdicchio di Matelica Riserva è una Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) che comprende solo:

  • Verdicchio di Matelica Riserva

Gli aromi del Verdicchio Riserva di Matelica risultano meno esplosivi rispetto al Riserva di Jesi, ma è maggiormente capace di esaltarsi con l’invecchiamento che deve essere di almeno 18 mesi.

Le differenze sostanziali tra i due vini – Castelli di Jesi e Matelica – si nascondono dietro alla coltivazione alla fase produttiva. I vigneti di Jesi si trovano sul terreni affacciati sul Mar Adriatico e godono del calore del sole mentre i vigneti di Matelica si trovano in un territorio più montuoso, a ridosso degli Appennini, dove il clima  più freddo conferisce al vino maggiore acidità.

Ma con che piatti si abbina il Verdicchio? 

Questo vino si sposa bene con antipasti e primi piatti a base di pesce, frutti di mare e verdure, ma anche con secondi piatti a base di carni bianche e formaggi. Come abbiamo già detto, si tratta di un vino piuttosto versatile che può quindi essere assaporato durante l'intero pasto, dall'aperitivo fino al dolce e a fine pasto nella sua versione Passito.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi si abbina meglio a molluschi, crostacei, formaggi freschi, pesce crudo, insalate di patate, pesce o legumi, olive ascolane fritture di pesce o di verdura, mentre il Verdicchio di Matelica si sposa meglio con gli antipasti misti o può essere assaporato durante l’aperitivo. Per quanto riguarda i primi piatti, entrambi sono ottimi con portate a base di pesce, verdura o uova, zuppe di pesce, passatelli, frutti di mare e risotti, ma anche con tartufo, pesto genovese o di rucola. Per i secondi è preferibile scegliere il Verdicchio dei Castelli di Jesi per abbinarlo ai pesci dal sapore delicato, roast-beef, insalate di pollo, seppie, sarde alla marchigiana, caciotta di Urbino e coniglio, mentre per i pesci più saporiti e grassi, carni bianche accompagnate da verdure e uova è preferibile optare per il Verdicchio di Matelica così anche per i dolci secchi e le crostate di frutta.

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  • Ilaria Giovanzana