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Certificazioni di qualità. Cosa sono?

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Certificazioni di qualità. Cosa sono?

Le certificazioni di qualità nascono con l’obiettivo di tutelare le produzioni tradizionali legate ai territori attestando e certificando la loro origine e la loro qualità. Questo si è reso necessario per garantire i prodotti che hanno acquisito notorietà fuori dalla zona di origine e produzione e che hanno però trovato nel mercato europeo la concorrenza sleale di prodotti che li imitavano sfruttando lo stesso nome. Tali certificazioni aiutano a promuovere i prodotti tipici e caratteristici e favoriscono la diversificazione della produzione agricola consentendo un migliore equilibrio tra domanda e offerta.

Si tratta senza dubbio di uno strumento utile anche per il consumatore sempre più attento ai prodotti di qualità che può fare i suoi acquisti grazie alle informazioni chiare e sintetiche sull’origine del prodotto che queste certificazioni offrono. Le sigle dei prodotti di qualità sono infatti poste in bella vista sulle etichette con il loro simbolo e sigla, ma non sempre queste sigle sono semplici da interpretare, vediamo quali differenze ci sono tra le varie certificazioni:


  • DOP, Denominazione di Origine Protetta. 

La sigla DOP conta più di 400 vini e 160 prodotti italiani registrati e contraddistingue gli alimenti le cui caratteristiche gustative dipendono del tutto o in parte dall’ambiente geografico in cui sono prodotti: dai fattori naturali, come il clima e le risorse, ai fattori umani, come le tecniche di produzione e trasformazione tipiche della limitata zona di produzione.

È la più famosa sigla condivisa a livello europeo e disciplinata direttamente da una Commissione Europea che esamina e attribuisce la certificazione. 


  • DOC, Denominazione di Origine Controllata.

 È un marchio di origine italiana presente sin dagli anni Sessanta e generalmente utilizzato per i vini di qualità prodotti in aree geografiche di dimensioni piccole o medie, con caratteristiche attribuibili al vitigno, all’ambiente e ai metodi di produzione.

Dal 2010 la denominazione è ora compresa nella sigla DOP insieme alla dicitura DOCG, la Denominazione di Origine Controllata e Garantita,  ma l’utilizzo è ancora consentito come menzione specifica tradizionale.

 


  • DOCG, Denominazione di Origine Controllata e Garantita.

Come già accennato, così come la sigla DOC, questo marchio fa ora parte dellla dicitura DOP.  Si tratta di un’ulteriore garanzia di sicurezza del prodotto, attribuito ai vini regolamentati da un disciplinare estremamente rigido, prodotti esclusivamente in una zona geografica delimitata ben precisa che deve essere rigorosamente segnalata in etichetta.

È attribuito ai vini già riconosciuti come DOC e ritenuti di particolare pregio da almeno 10 anni.


  • IGP, Indicazione di Origine Protetta.

È la seconda tipologia di sigla condivisa a livello europeo. Indica alimenti e vini tipici di una determinata area geografica e che lì sono prodotti, trasformati e/o elaborati. A differenza della certificazione DOP (Denominazione di Origine Protetta), un prodotto certificato con marchio IGP, pur essendo lavorato nell’area geografica indicata secondo metodologie specifiche, può provenire da una diversa regione o persino dall’estero.

Dal 2010 alla certificazione IGP è stata inglobata la sigla IGT, più comunemente utilizzata per i prodotti enologici. 


  • IGT, Indicazione Geografica Tipica.

Questo marchio non viene più attribuito dal 2010 in quanto è stato assorbito dal marchio IGP. Veniva attribuito ai vini prodotti  in zone piuttosto ampie e con disciplinari di produzione non troppo restrittivi i quali imponevano che il vino dovesse essere prodotto con almeno l’85% di uve provenienti dall’area geografica indicata.

 

  • STG, Specialità Tradizionale Garantita.

La sigla STG viene utilizzata esclusivamente per gli alimenti tradizionali di qualità ottenuti da materie prime o ingredienti utilizzati tradizionalmente o con un metodo di produzione tradizionale in uso in Italia da almeno 30 anni. Non rientrano in questa categoria tutti i prodotti agricoli e alimentari che sono fortemente legati ad una provenienza geografica specifica per i quali vengono utilizzate le sigle DOP o IGP.

Gli unici due alimenti con marchio STG sono la mozzarella e la pizza napoletana che possono però essere prodotte con uguali caratteristiche ovunque, non necessariamente in Italia.


  • PAT, Prodotto Agroalimentare Tradizionale.

È l’unica sigla di qualità attribuita dalle Regioni, si tratta infatti di un marchio utilizzato esclusivamente in Italia per contraddistinguere prodotti tradizionali e di nicchia, con una diffusione minore, tale da non concorrere all’assegnazione di DOP e IGP.  Questa certificazione nasce con l’obiettivo di valorizzare le specialità locali ottenute con metodi di lavorazione, conservazione e stagionatura tradizionali, in uso da almeno 25 anni e omogenei in tutto il territorio interessato. 


  • BIO, Biologico.

Non si tratta di una vera e propria certificazione ma di un riconoscimento a livello europeo per identificare gli alimenti prodotti con metodi biologici, quindi senza l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica. Il marchio può essere riportato solo solo sulle confezioni di prodotti che utilizzino almeno il 95% di ingredienti agricoli coltivati con metodi biologici e conformi al sistema di controllo e certificazione nazionale.

Dal 2012 il marchio BIO può essere usato anche per il vino.

 

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  • Ilaria Giovanzana